mercoledì 3 aprile 2013

Bozza del discorso

Ho latitato per diverso tempo, ora capirete il perché.
   Questo sarà il discorso che domani proverò ad esporre di fronte alla Commissione di Laurea, mi ha portato via il tempo libero che solitamente dedicavo a scrivere qui sopra, e per rifarmi lo posto qui il giorno prima di questo evento.
   Ho scelto di trattare questo argomento un po' per passione, un po' per esprimere un concetto sempre attuale, al quale andrebbe dedicato molto tempo per trovare una chiave risolutiva al problema.
Di che argomento sto parlando? Leggete e capirete.

"Già al tempo di Montesquieu, lui stesso diceva che i politici di oggi ci parlano solo di manifatture, di commercio, di finanze, di ricchezze e perfino di lusso. In una società di questo genere, sulla virtù, che è il principio del governo repubblicano, prevalgono l’ambizione e l’avidità di tutti; si diffonde il desiderio di possedere ed il tesoro pubblico diventa patrimonio dei singoli. Quindi crede che gli uomini sarebbero stati costretti, in futuro, a vivere sotto il governo di uno solo se non avessero studiato una diversa forma di costituzione. Riferendosi alla repubblica federativa. Questa forma di governo ha origine da una convenzione in base alla quale numerosi corpi politici consentono a diventare parte d’uno Stato più grande che tutti insieme intendono formare. La Repubblica federativa, per Montesquieu, rende possibile la democrazia nei tempi moderni. Questo perché può mantenersi integra nella sua grandezza senza corrompersi dall'interno, infatti, se qualche abuso si introduce in una parte della confederazione viene corretto dalle altre, rimaste sane.

Arrivando quindi ai giorni nostri, è la controversia tra Grimm e Habermas a tener aperta questa discussione. Il loro dibattito risale al 1995, quando i due svilupparono una polemica sulle pagine dell’”European Law Journal”, trattando temi che interessano tutti i principali paesi europei.
Grimm partì dalla classica distinzione tra costituzione, intesa come fondamento giuridico dello Stato, e il trattato, inteso come fondamento giuridico delle istituzioni internazionali. Ma aveva subito individuato il nodo centrale dell’identità istituzionale dell’Europa nella separabilità della costituzione dallo Stato.
Si da però il caso che, nonostante fosse composta da stati, l’Unione europea non sia essa stessa uno Stato. E, anche se dotata dagli Stati membri di prerogative sovrane, la Comunità europea esercita poteri che non sono disciplinati dal diritto costituzionale.
Lo status istituzionale dell’Unione europea appare di conseguenza segnato da una contraddizione strutturale: da un lato, l’Unione europea è un’organizzazione sovranazionale fondata sui trattati, dall'altro la Comunità, pur senza essere uno Stato dispone di competenze di dominio un tempo prettamente statuali, producendo normative di diritto europeo vincolanti per gli Stati membri.

Date queste premesse, un processo di costituzionalizzazione volto a conferire all'Unione europea i caratteri di uno Stato federale, non appare a Grimm, data l’inesistenza di un popolo europeo, un obiettivo realistico: Grimm, infatti, riteneva che un processo di costituzionalizzazione volto a conferire all'Unione europea i caratteri di uno Stato federale sovranazionale non rappresentasse un obiettivo realistico dato che, un processo del genere deve necessariamente risalire a un atto del popolo, e data l’inesistenza di un’omogenea comunità popolare europea, la nascita di una costituzione europea e la trasformazione dell’Unione europea in uno Stato federale sovranazionale non è auspicabile come obiettivo a breve termine, per la sola e decisiva ragione che il suo grado di legittimazione sarebbe inferiore a quello degli Stati-nazionali, e con ciò diminuirebbe anche la sua capacità di risolvere i problemi.

Nella direzione opposta, invece, viaggia la considerazione di Habermas a proposito della nascita di uno Stato e di una Costituzione europea, il quale crede che questo determinato processo deve essere diametralmente rovesciato, nel senso che sono le istituzioni che producono il popolo, e pertanto rivendica l’esigenza di una costituzione europea quale mezzo necessario per la formazione di una società e cittadinanza europea. La proposta teorico-politico habermasiana intende, quindi, l’identità collettiva come una conseguenza piuttosto che una premessa della costituzione della cittadinanza democratica; considerando possibile la formazione di una “nazione di cittadini” tenuta insieme dal “patriottismo costituzionale” come la più adeguata soluzione a fronteggiare le sfide del “pluralismo culturale e ideologico” di una società sempre più differenziata e complessa.
L’Unione europea che si è venuta a delineare nel corso del dopoguerra, rappresenta un modello istituzionale assolutamente inedito nella storia politica e costituzionale; gli Stati nazionali hanno certamente perso buona parte della loro sovranità, senza però che essa sia stata trasferita a nessun altro. Vi è stata, in altri termini, una “dispersione di sovranità”, o meglio, una “dispersione dei valori”. L’Unione costituisce l’esempio forse più analiticamente identificabile di quel fenomeno del nostro tempo che alcuni studiosi definiscono come "multilevel systems of government", “sistemi di governo multilivello” che corrispondono ad una fase di interrelazioni umane esorbitate dai confini nazionali, che trovano, perciò, la loro regola in livelli diversi.
L’esigenza posta con forza da Habermas è che l’unità economica dell’Europa rischia l’implosione se non si pone all'ordine del giorno il problema della sua natura politica, per una ragione realistica, rigorosamente strutturale-funzionale: una società puramente economico-mercantile è sul piano teorico un perfetto controsenso, sul piano politico-ideologico la più illusoria delle utopie.
In questa situazione, il Vecchio continente si affaccia sulla scena del mondo globale senza una fisionomia politica precisa: non si tratta di una transazione, ma di un tempo sospeso e gravido di incertezze che minaccia la disarticolazione o addirittura di inibire la formazione di una società civile e di una sfera pubblica europea."

giovedì 14 febbraio 2013

Riempio vuoti

   Vi avverto anticipatamente che in questo post non scriverò niente di utile, niente di concreto o che vi possa far pensare a quanto io sia bravo e intelligente. E' solo uno spazio che andava riempito. Punto. Quindi se avete tempo da perdere, qualche minuto per distrarvi, proseguite senza interruzioni, leggete tutto d'un fiato proprio come io ora sto scrivendo: testa china e giù a spingere su dei bottoni in una sequenza che abbia un qualche significato logico, o no. Serve a me per sfogarmi, a te non lo so. Ma sei ancora in tempo. Scrivo perché è semplice: lo pensi, lo scrivi. Nessun'altro passaggio intermedio, nessun tempo per ripensamenti o giudizi approssimativi di terze persone. Scrivi, butti giù parole, le rigiri, ci giochi, ti diverti e poi le rimetti a posto. C'è chi ci ha fatto anche degli studi arrivando alla conclusione che scrivere disintossica la mente da angoscia e stress. E allora? Serve altro? Fai finta di crederci e continua. Puoi addirittura inventare delle parole con poideomao bi leiseive fam, passando da intelligente. Puoi dettare il tempo, piùveloce o, più, lento. Può farlo chiunque, dai più piccoli ai più grandi. Unica controindicazione è maneggiarle con cura, possono essere taglienti, fare male o essere fraintese. E da lì, poi, non ne esci più fuori. Ti fai tanti nemici, si crea un circolo vizioso, una sorta di sfida tra te e loro che non saprai mai chi alla fine vincerà. Le virgole sono ostacoli duri da saltare, il punto non sai mai dove ti porta. Quello esclamativo mette soggezione, rimane il punto interrogativo a cui nessuno riesce mai a rispondere. Meglio evitare. Il vocabolario è ampio, fai una scelta accurata. Passando ad un livello avanzato di scrittura creativa, aggiungendo un pizzico di generosità, si può anche far viaggiare, si può prendere per mano il lettore e portarlo verso altri posti. Qui non c'è nessun trucco, questa è magia. Provateci. Questo è il divertimento, questo è il mio passatempo, questo spero sia un giorno il mio lavoro, in caso contrario, come in ogni storia drammatica che si rispetti, rimarranno sempre e comunque vicino a me dei compagni che sanno accettare colpi traditrici alla schiena. Lunga vita sulla mia tastiera alle consonanti sorde e sonore, onore a quelle doppie: loro si che sanno cos'è la fatica, un colpo e subito dopo un altro senza riprendere fiato. Sfido chiunque. Scrivere serve. Serve per lasciare un segno, per trasmettere le idee. Scrivere serve. Serve soprattutto per esercitarsi a chi seriamente e con convinzione scrive Sanvalentino tutto attaccato e San Remo staccato. Questo pezzo serve a voi. Dicono che il mondo è di chi se lo piglia, dove non è specificato ma scrivere può cambiare le cose. Anche i santi.

lunedì 11 febbraio 2013

Dimissioni Papa

   Oggi è arrivata la notizia: il Papa si dimette. Proprio nel bel mezzo del periodo delle elezioni. Non so se tutto questo abbia un senso o un qualche collegamento politico. Ma ora ci penso. Strano no?

mercoledì 23 gennaio 2013

Per un 2013 normale

spending review   Fra cappuccini e brioche e bar virtuali siamo già da più di venti giorni chinati a scrivere in alto a destra: 2013.
   Che poi ad essere lungimiranti ci voleva poco, un niente e saremmo stati preparati a tutto quello che ci sta cascando addosso. Bastava dare retta a quei superstiziosi che vedevano nell'anno bisestile un avversario temibile, duro da affrontare, e tutto sarebbe passato liscio. Ne sono sicuro. E invece...
   La Concordia affonda, l'Emilia trema, il Vaticano pure (Vatileaks). Petraeus non è Bond. Romney sfida Obama. Il governo dei professori non c'è più. L'Imu rimane. Berlusconi si ritira, poi ci ripensa. Il primo Italo, i due euro al litro, la figura di merda di Fiorito. Iva al 23%, l'Ilva sotto sequestro. Lo scandalo della Regione Lazio, la morte di Dalla, la predizione dei Maya.
   Non so' precisamente cosa ci aspetta ancora ma siamo i sopravvissuti di una fine del mondo tanto ironizzata, da qualche depresso anche sperata.
   E chissà che questa fine, in fondo, non ci sia veramente stata, e noi ancora qui a fare sacrifici e crederci eroi di una nazione che non ha bisogno certo di noi per salvarsi. Ma il bello è crederci, e noi in questo siamo bravi.

lunedì 24 dicembre 2012

Buon Natale!

buon natale   Ok, ci siamo. Oggi si festeggia la compagnia del bambinello che è giunta al check-in nella grotta di Betlemme. Nelle case c'è chi osserva il suo regalo di Natale, sotto l'albero da giorni, per cercare di capire cosa possa essere, per non rimanere impreparati in eventuali situazioni imbarazzanti di regalo doppio; c'è poi chi non si fida e preferirebbe cambiare pacco; e chi, invece, ha ancora dei dubbi.
   Dubbi su Gesù, su questa festa e su tutto quello che gli gira attorno. Dubbi leciti per carità, ma vi posso assicurare che è esistito, credo ci siano prove inconfutabili in merito. Solo che, non è che tra duemila anni trovano i libri di Harry Potter e ci credono?
 

giovedì 6 dicembre 2012

Pensiero del mattino (2)

Una mattina di sorrisi, occhi stropicciati, sogni riposti e speranze messe in fila per scegliere la corda a cui verranno impiccate. Magre consolazioni.

venerdì 30 novembre 2012

Il mondo 2.0

   Potrebbe essere una benedizione rimanere ignoranti davanti ai problemi del mondo, ma ciò non è più possibile. La tecnologia ha alterato ogni distanza culturale, che fisica: muoiono 12 persone vittime di un attentato a Falluja e è come se accadesse nella tua sala da pranzo. Abbiamo una cittadinanza digitale.
   Questa più ampia conoscenza del mondo consideriamola come un bene e, soprattutto, sfruttiamola al massimo delle sue possibilità, abbiamo accesso ad una molteplicità di informazione mai avuta prima, senza fare tanta fatica, direttamente seduti dalla poltrona di casa; leggiamo un po' a destra e un po' a sinistra, facciamo un nostro ragionamento e otteniamo la nostra verità.
   Perché ognuno di noi deve averla, e non per forza deve avere una bandiera o un partito a rappresentarla per stare nel giusto.

giovedì 29 novembre 2012

L'Italia vista da un romano

   Questo signore romano mi lascia ben poco altro da aggiungere, a modo suo non lascia spazio all'immaginazione.

lunedì 26 novembre 2012

La fine del mondo

   Muri sporchi d'ombre. Tende sporche di lampioni. Il 21 dicembre 2012 è dietro l'angolo, la scusa della profezia dei Maya si avvicina e tutti ci vogliono credere. Almeno non devono disturbarsi di tirarsi fuori da questo disordine di valori che abbiamo intorno a noi. Una specie di rassegnazione alla superficialità.
   I soldi non ci sono, è vero, ma è una scusa che usiamo per convincerci che siamo inermi. Ci sono tante cose che si possono cominciare a fare senza spendere un centesimo. Prendiamo in mano il nostro tempo, smettiamo di lamentarci, di vittime (quelle vere) ce ne sono già abbastanza. Affrontiamo i problemi con lucidità. Stiamo vicini a chi ne ha bisogno, e leggete. Leggete tanto. Leggete chi volete: Charles Dickens, Lev Tolstoj, Charles Bukowki; la scelta è ampia, purché oltre alla tecnica abbia anche un'anima che evochi sentimenti ed immagini.
   Sono piccoli passi, ma sono sicuramente in avanti, per non ritrovarci un 22 dicembre 2012 con il sapore della fregatura in bocca.
 

martedì 20 novembre 2012

Uno dei tanti (5)

   La storia di oggi è quella di Patrizia. Trentenne, modella di professione e un sorriso stampato in faccia che sa' di felicità ritrovata. La gente felice profuma di buono, dice. Capelli lunghi e castani, raccolti in una semplice coda nella quale però si concentra tutta la grazia del mondo.
   E' andata via di casa che era appena maggiorenne, in pochi sanno dove è adesso. E ancora di meno se lo sono chiesti. A lei non piace essere trovata, e nessuno si sta impegnando più di tanto a cercarla. Se la tira, dicono di lei bocche invidiose.
   La sua bellezza gli fa da scudo dai ragazzi che vorrebbero avvicinarla. E' sola. Nella sua testa immagina risate leggere, fiumi di parole, un tavolo per due e tempo fermo intorno; ma loro questo non lo sanno, non lo possono sapere. A vederla da fuori direi anche io: "è troppo".
   Se qualcuno ora la sta cercando, la può trovare in una sala d'attesa di un ospedale di Madrid. E' lì, seduta che incrocia le lunghe gambe magre, il suo sorriso ora trema. Sconosciuti la guardano, sognano chissà cosa. Forse non vedrà Natale. Intorno a lei, piove indifferenza.

giovedì 15 novembre 2012

Pensiero del mattino

   Buongiorno gente. Sotto una coperta di nuvole, fuori buio e freddo, una giornata da illuminare. Il sole oggi ha la nostra stessa voglia di alzarsi. Un altro giorno nel quale farete un altro passo verso la realizzazione dei vostri desideri. Dateci dentro!

sabato 10 novembre 2012

Camerata Pino Rauti

Funerale Rauti
   Silenzio. E' con questo che volevo iniziare. Con il silenzio. Il silenzio di chi gli viene calpestato il piede da uno più grosso, ma sta zitto per paura di prenderle; il silenzio di chi sa' di aver torto; il silenzio di chi non poteva non sapere; il silenzio di chi preferisce ascoltare. E il silenzio nel quale scrivo queste parole, e senza far rumore entrano nella tua vita...
   Il 2 novembre (un giorno a caso), per i pochi che ancora non lo sapessero, è scomparso Giuseppe Umberto Rauti, o più semplicemente Pino Rauti. Per la minoranza ancora più ristretta, Pino Rauti è stato giornalista e uomo di politica, con chiare idee di orientamento di destra, dedicando un'intera vita a difenderle.
   Il mio intento qui, non è quello di polemizzare verso chi vuole denunciare l'accaduto per apologia di fascismo. E' un reato, su questo non si discute, ma il punto è: anche durante le pubbliche esequie?
   Pino Rauti era più di un semplice militante, per il resto ci sono i gadget e tutti quei sostenitori divisi in partiti, che hanno vissuto i suoi tempi o hanno raccolto l'eredità dai racconti dei più grandi, se non direttamente dai libri di storia. Cori, saluti romani, croci celtiche, fanno parte di quel patrimonio acquistato durante la formazione giovanile di tutte quelle persone che hanno vissuto accanto a lui, e in questo modo hanno deciso di ricordarlo.
   Esistono persone che credono ancora in qualcosa, in un ideale circondato di nostalgia; in un periodo politico dove di destra e sinistra ormai non vi è oramai più traccia, rimangono oramai solo i ricordi.
   ...Il silenzio di chi tende il braccio teso in segno di saluto, con il volto contratto dal dolore. Piazza Venezia torna indietro di settant'anni.

Elezioni Usa

Obama è la faccia pulita e presentabile delle cose che continuano a non cambiare.

martedì 30 ottobre 2012

Uragani: tra una curiosità e l'altra.

   
nomi uragani, passati e futuri   Chi da il nome agli uragani? Su che basi? E' vero che sono solo nomi da donna? E perché?
   Carol, Katrina, Irene, ora Sandy, tutti nomi da donna, ma chi ha buona memoria può ricordare anche Igor, Alberto, Dean. Dal 1979, infatti, esiste la par condicio anche sui nomi degli uragani (il primo uragano atlantico battezzato fu Able nel 1950).
   Alcuni nomi non si sentono per anni, altri tornano ciclicamente (Sandy torna a distanza di sei anni), e alcuni vengono cancellati e non usati mai più.
   Ogni anno, vengono attribuiti agli uragani ventuno nomi propri, in una lista alfabetica creata evitando cinque lettere (Q, U, X, Y, Z). Poi, dopo sei anni, si ricomincia, eliminando dalla lista i nomi degli uragani che hanno provocato morti e danni gravi: addio a Alberto, e Katrina del 2005 che distrusse New Orleans e causò la morte di almeno milleottocento persone. Tanto per citarne alcuni.
   Quando un nome viene ritirato, il Wmo (World Meteorological Organization) ne sceglie infatti un altro.
   Sarà un caso, ma i maschilisti più accaniti ci tengono a far presente che l'uragano "donna" provoca più danni.
   Ora, il destino di Sandy è nelle sue stesse mani, ma qualcosa fa pensare che il Wmo abbia già materiale a sufficienza per depennare.

lunedì 29 ottobre 2012

Scene di vita narcotizzanti e di battiti cardiaci in aumento

   
ponte rotto
   Prima o poi mi abituerò a questa interminabile serie di vuoti e di ritorni, riuscirò a restare più a lungo nei luoghi che inizio ad amare, forse così sarò capace di misurare meglio il tempo, di capire quanto ne è già trascorso e quanto me ne rimane. E' ancora così difficile, infatti, riuscire a parlare di tempo. Non mi appartiene. Nella mia vita non c'è oggi, né ieri, né domani, è tutto fuso insieme. A volte, però, mi capita di riuscire a sentirlo scorrere, veloce e incessante. Il mio tempo ha un rumore preciso, sordo, lontano, indescrivibile, o almeno è quello che a me sembra di percepire. Quel rumore è seguito da interminabili silenzi nei quali non trovo più alcun punto di riferimento. Riguardo alla mia condizione fisica, anche se di questo, dai luoghi in cui mi trovo, non è certo facile parlare, sono riuscito a capire che un corpo ce l'ho ancora, anche se questo ha smesso, non so per quale motivo, di vibrare e di muoversi. 
   Ho imparato a conoscere un altro mondo, un universo che credo di aver portato sempre con me, ma che mi sembra di conoscere solo adesso. Lentamente, ricordo di aver iniziato a sentire qualcosa, o almeno così mi è sembrato. Il cuore, i suoi battiti, lenti, costanti e il mio respiro, i suoi soffi, hanno accesso le flebili luci di questo ambiente desolato. La mia mente ha cominciato così a tornare, ma assestando ogni pensiero, ogni sensazione ad un livello troppo basso, troppo debole, ma pur sempre vivo. I miei occhi sono chiusi e insensibili, così come le orecchie, il naso, la bocca. Le mani sembrano scomparse e non riescono ad entrare in contatto con nulla. Tutto sembra aver interrotto qualsiasi comunicazione. Tra me e il mondo esterno è come crollato un ponte che attraversavo di continuo, avanti e indietro. Nonostante io inizi a scorgere da molto lontano quello che sta oltre, devo accettare che tutto ciò rimane irraggiungibile e inafferrabile. 
   A volte, però, qualcosa attraversa velocemente il tratto di strada rimasto in piedi, prende una forte rincorsa e salta. Quando piomba dall'altra parte, dalla mia parte, nella mia mente, si confonde, si svuota tutto. Quello che resta, seppur confuso e isolato da tutto, lo conservo, in attesa del momento in cui io stesso riesca a ricreare la giusta sequenza degli eventi della mia vita. 
   Da quando la mia mente si è debolmente riaccesa, ho provato con tutto me stesso a risollevarmi, a ritornare, a riprendere le forze. Tutto inutile finora. In un primo tempo mi sono rassegnato, ma adesso qualcosa sta cambiando, ora credo di aver trovato una possibile via d'uscita. I salti su quel ponte si sono ripetuti più volte, sono diventati più frequenti. Sulla superficie della mia stanca mente sono riaffiorati alcuni nuovi elementi. L'oblio e il buio cercano di incessantemente di travolgermi, di portarmi via con loro; devo fare di tutto per ricordarmi come sono arrivato qua. In questo modo, forse, potrò rimpossessarmi di me e tornare al mondo che ho lasciato fuori da qui. Proverò a sfruttare il mio sonno perpetuo e i miei continui viaggi. Mi sforzerò di riempire i luoghi che mi appaiono ancora vuoti, offuscati. Userò i pezzi di quel passato che oggi riesco solo a intravedere. Per iniziare mi servirò di quello che è rimasto nella memoria del mio naso, della mia bocca, delle mie orecchie, delle mie mani, dei miei occhi, di questi sensi che non sembrano più appartenermi, ma che so essersi conservati, intatti. Appaiono come spenti, rimangono immobili, ma hanno conservato le tessere di un puzzle che spetta a me ricomporre. Partirò dal luogo in cui mi trovo adesso, da questo mare calmo, teatro delle mie rigeneranti soste.
   Lo guardo ancora per un'ultima volta, sapendo quanto ciò che sta per iniziare sia importante per salvarmi. Forse la mia ultima occasione.
   La luce si spegne, lentamente. D'un tratto è di nuovo buio, un buio assoluto.

domenica 28 ottobre 2012

Pensiero della notte (2)

L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro: lasciatemelo almeno sognare. Il mondo sembra migliore di notte. Forse perché si pensa, non si guadagna. Notte gente.

venerdì 26 ottobre 2012

Non capisco se c'è la nebbia o manca tutto il resto.

Italia a pezzi
   A volte basta un incipit: una nota, un profumo, una parola e come una calamita attira a sé scritti che non stavi neanche ad immaginare fino a qualche minuto prima.
   Quindi, eccomi qua a scrivere di non so cosa, di non so chi, ma un qualcuno mi ha spinto a farlo senza volerlo. Ora lo potete anche ringraziare. Io apprezzerò.
   Ma nonostante ciò, credo che ci sia un qualcosa di sbagliato, di profondamente sbagliato. Ma non nel spingermi a scrivere, per carità. Ma c'è qualcosa di sbagliato nel sistema, alle basi di ogni cosa o persona che ci gira intorno. C'è qualcosa di sbagliato che noi sappiamo che non è giusto ma che ci va bene così com'è. E' sbagliato, ma non è sbagliato; perché se lo fosse, noi dovremmo fare qualcosa per riparare e, sinceramente non ci va' proprio.
   Ci lamentiamo nella speranza che qualcuno si alzi da quella sedia e faccia il lavoro al posto nostro, ci lamentiamo per far aprire gli occhi agli altri ma noi preferiamo far credere di avere le mani legate.
   Nel mentre siamo riusciti a farci un dare un prezzo alla felicità, alla nostra felicità: sono tremilacinquecento euro netti al mese. Per vivere tranquillo in un Paese dove se sei gay ti fanno organizzare i matrimoni ma non ti permettono di sposarti; dove se sei omosessuale ti fissano schifati, ma se ti puzzano le ascelle nessuno ti dice nulla. Per vivere in un Paese dove se dici una bugia sei un falso, ma se ne dici cento, allora si, sei un pacifista; dove, dopo millenni di filosofia c'è gente esaltata per "stay hungry, stay foolish"; dove non c'è più una destra e sinistra, ma c'è sopra e sotto e il problema più grande è che quelli che stanno sopra sono cinque volte di più di quelli che stanno sotto. Un Paese che è stato inghiottito dal mostruoso apparato digerente dell'indifferenza.
   Dobbiamo cercare di seguire un ordine, qualunque esso sia, per pulire gli errori fatti da qualcuno e ricominciare a vivere su nuove basi. E se, è anche vero che, l'ordine alfabetico dice prima io e poi tu, e ci ha portato fino a qui, magari dobbiamo riconsiderare anche l'alfabeto e farlo uno tutto nostro. Per non rischiare di rimanere un popolo potenziale.
 
 
 


mercoledì 17 ottobre 2012

Uno dei tanti (4)

   La storia di oggi è di Marco. Non è vero, questo non è proprio il suo nome ma gli piacerebbe chiamarsi così, cioè, gli piacerebbe che gli altri lo chiamassero così.
   Da quando ha deciso per Marco, molti, indifferenti al suo desiderio continuano a chiamarlo con il suo vero nome; ma lui, da quel giorno, semplicemente non risponde. E' da un po' di tempo che non lo chiama più nessuno.
   Oltre al nome gli sarebbe piaciuto cambiare anche la faccia e, perché no, anche vita. Forse per questo, nascondeva il suo viso dietro ad un grande paio di occhiali da sole, che lasciano all'immaginazione dei più, quale sia il colore dei suoi occhi. C'è chi dice azzurri, ma le dicerie sono tante.
   Di questo mondo gli piace poco o niente, e quel poco è tutto nei ricordi di quelle uscite serali con i suoi amici. Vite che sembravano destinate a continuare ad intrecciarsi tra loro, si sono fatte dividere da forze invisibili in così poco tempo.
   Ora, i suoi sogni da bambino li ha raccolti, fino a quanto era possibile, in un garage sulla spiaggia con vista mare dove ripara motorini per i ragazzi del paese, senza che nessuno viene mai a riparare lui.

lunedì 15 ottobre 2012

Succede nel mondo...

felix baumgartner, record   Quella che c'era una bella atmosfera l'ha già scritta qualcuno?
   Dalla stratosfera alla storia. Felix Baumgartner, un nome che se non fosse stato per l'impresa di Domenica, seguita da milioni di persone da tutto il mondo, nessuno si impegnerebbe a pronunciarlo.
   Trentanovemila metri in caduta libera, superando la velocità del suono e atterrando sul New Mexico come se fosse stata una passeggiata. In questo test, sono tre i record battuti: l'altezza massima raggiunta da un pallone aerostatico con equipaggio, l'altezza maggiore di un lancio da pallone aerostatico e la velocità massima raggiunta da un uomo in caduta libera.
   La tecnologia avanza. La targa RedBull è ben illuminata.

sabato 13 ottobre 2012

Uno dei tanti (3)

tempo, vita   La storia di oggi è quella di Roberto. Padre di due figli e sposato con una donna che gli è sempre stata vicino. Operaio da sempre, vittima del suo destino da poco. Due ore circa.
   La sua cartella clinica non è incoraggiante e le mani in cui ha messo la sua vita non sono proprio le migliori. Dottori che di pazienti ne vedono molti, per loro Roberto non è che uno dei tanti. 
   Quaranta sono gli anni vissuti, almeno altrettanti quelli che la sua visione ottimistica gli voleva ancora far vivere. Due sono quelli che gli presenta la cruda realtà. Ci sarebbero cure da poter sperimentare, ma niente è assicurato. Roberto non ha scampo.
   La visione della vita in queste circostanze ti cambia in modo netto e radicale. Pensi e capisci di quanto tempo hai perso, di quante cose hai rimandato dicendo per ora, per un po', per il momento. Tutti periodi di tempo indecifrabili che iniziano quando li pronunciamo ma che non hanno una fine, molte volte è per pigrizia di non volerci pensare, altre invece è per mancanza di coraggio, di aver paura di un qualche sconvolgimento che turbi il proprio stato di equilibrio. 
   Ma Roberto non ci crede. Si sente bene e domani andrà a lavoro. Passerà, dice.
   Passano invece sei mesi. Bastano quelli per fargli cambiare idea. La situazione è precipitata tutta insieme. Il treno di Roberto si ferma qui. Medici e famigliari sono intorno a lui, pensando a come sia arrivato al capolinea, così in fretta, in una stazione buia con un treno senza freni, andando avanti senza potersi fermare mai, senza fare tappe o soste nei piaceri della vita. Quaranta anni fa gli è stato consegnato, a sua insaputa, un treno veloce, uno di quelli che non si ferma davanti a niente, che calpesta sentimenti, che t'inganna, che ti fa viaggiare in prima classe e poi sul più bello ti fa scendere. Il suo compito era solo quello di arrivare a fine corsa, prendere un'altra vita e ripartire per viaggi più o meno lunghi. Quelli poi, sono solo particolari.
   Questa è la storia di uno di noi, che ha capito troppo tardi il senso della vita. Moglie e bambini piangono. I medici discutono per chi, il giorno seguente, dovrà spiegare al paziente di domani di non rimandare i suoi impegni per più di sei mesi. 
   Il ragazzo ha poco più di vent'anni. Va' all'università e pensa a cosa fare da grande.
   Bella la vita.